"Conservare lo spirito dell'infanzia dentro di sè per tutta la vita vuol dire conservare la curiosità di conoscere, il piacere di capire, la voglia di comunicare." Bruno Munari

Conclusioni

Il contesto che è stato proposto ai bambini era completamente nuovo: uso dei vassoi e dei tavolini,  modalità meno direttiva, ambiente predisponente al lavoro individuale e uso di un materiale che permetteva un’interazione diversa.Quasi tutti i bambini hanno avuto bisogno di un tempo personale per adattarsi e molti di loro hanno ricercato nei pari una conferma osservandosi l’un l’altro e nell’imitazione. La loro innata curiosità ha spinto la maggior parte di loro a sperimentare. I bambini si sono mostrati più ricettivi verso il materiale in cui era possibile toccare, strofinare, bagnare, asciugare, verso cioè il materiale sensoriale. Pochi bambini hanno proceduto facendo prima domande e chiedendo aiuto mentre altri si sono calati nella situazione con immediatezza. Durante i tre mesi di Progetto abbiamo assistito alla diminuzione dei conflitti per l’appropriazione di un oggetto o di un materiale. Tra le poche regole vi era quella che se il materiale fosse stato impegnato da un bambino, o ci si orientava verso altro o si sarebbe dovuto attendere. Da questo punto di vista abbiamo osservato bambini, che in altri contesti si dimostravano impazienti, attendere tempi lunghissimi senza avanzar richieste. Nemmeno per il materiale più ricercato come acqua, farine, schiuma, si sono riscontrati conflitti, presenti per questa fascia d’età.Questa modalità di presentazione, il materiale non strutturato e periodicamente rinnovato, la minima interferenza adulta hanno permesso l’incremento delle capacità di concentrazione, un’esplorazione più duratura dei materiali e soprattutto, una qualità di gioco migliore. Molti di loro, e in più occasioni, hanno sperimentato l’uso di oggetti in modo non convenzionale aprendosi a sperimentazioni creative e fantasiose. Alcuni tra gli oggetti più impegnativi  in termini di coordinazione oculo-manuale, ci sono sembrati molto graditi ai bambini mettendo in evidenza  che vi può essere un’ attività manuale abbinabile alla destrezza mentale senza che venga meno il piacere di esplorare, di approfondire e di incuriosirsi. Abbiamo osservato che i bambini amano impegnarsi.

L’uso dei vassoi e dei tavolini hanno favorito il riconoscimento di uno spazio proprio con dei confini ben riconoscibili e hanno contribuito ad assimilare un ordine favorendo l’incremento dell’attenzione sostenuta e dell’esplorazione. Non vi era una regola precisa verso il gioco individuale, di coppia o di gruppo ma è prevalso inizialmente un gioco individuale; solo quando questo è stato soddisfatto, per alcuni di loro, è stato possibile condividere in coppia o in piccolo gruppo in modo cooperativo e complementare. La loro libera scelta al lavoro individuale è stato per noi il dato più interessante e abbiamo compreso quanto possa essere faticoso per loro sostenere costantemente le dinamiche di gruppo.Alcuni materiali non sono stato considerati dai bambini perché poco attrattivi o poco stimolanti. L’aspetto olfattivo è stato da noi troppo trascurato mentre il canale visivo eccessivamente sollecitato.Alcuni materiali poco noti hanno spinto i bambini a provare e riprovare, secondo la nota formula per tentavi ed errori, ricercando progressivamente soluzioni creative e non convenzionali. Divertente è stata l’esplorazione delle siringhe e dei dosatori o del materiale degli scarti aziendali come i “grandi bigodini”. Laddove vi era l’uso dell’acqua o del ghiaccio abbiamo accostato delle spugne per rimediare autonomamente alla caduta involontaria dell’acqua. In alcuni casi la spugna diventava la vera protagonista dell’esplorazione. Per tutti è valsa la valorizzazione dell’esperienza secondo una modalità soggettiva.Nonostante non vi fosse alcun divieto a cambiare gli accostamenti dei materiali, rarissimi sono stati i casi di mescolamento dei materiali dai diversi vassoi. Forse è prevalso l’ordine con cui venivano presentati.In definitiva le nostre conclusioni, qui sintetizzate, sono state diverse e utilissime. Riteniamo che un ambiente preparato con i giusti stimoli e un ampio spazio al gioco libero favoriscano nei bambini l’acquisizione di autonomia e competenza e soprattutto a formare progressivamente un’immagine di sé positiva. E’ l’ambiente e le esperienze di dialogo con esso a formare in loro l’immagine di essere degli apprendisti attivi e capaci.  Il gioco è un bisogno innato che contribuisce fortemente alla formazione dell’identità ed a cercare risposte di senso verso ciò che li circonda ma la loro identità dipende da come è stato soddisfatto il loro bisogno di giocare e dallo sguardo dell’adulto che li osserva mentre giocano.

Le educatrici coinvolte nel progetto: Daniela, Julia, Silvia, Marina. Coordinatrice referente:  Giuliana.
I Bambini: Achille, Agnese, Alessandro M., Alessandro G., Alice, Carlo, Elisa, Emanuele, Emma, Enea, Ettore, Giacomo, Greta, Leonardo, Matteo, Mattia, Tommaso, Viola, Virginia e Vittoria