SCOPROGIOCANDO2018

“La libera scelta è la più alta attività” Maria Montessori

A cura di Giuliana Pagliccia 

 

 

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Il nido “La Tribù dei Chicchini” è una ONLUS convenzionata con il Comune di Milano. Opera sul territorio di Milano in zona 7 da circa 14 anni. Ha un’impostazione pedagogica tradizionale ma si avvale di un’équipe multidisciplinare: psicomotriciste, musicoterapiste e un’educatrice di impronta montessoriana. La nostra impostazione pedagogica trae fondamentalmente ispirazione dall’approccio psicomotorio, dal pensiero montessoriano e non ultimo dalla metodologia Reggio Approach. Il nido è composto da due sezioni: la sezione dei Koala (i più piccoli) e la sezione Coccinelle (i medio/grandi).

Il presente Quaderno di Documentazione è frutto di un progetto che è durato circa tre mesi. Ogni anno ai bambini dell’ultimo anno e alle loro famiglie, viene proposto  e condiviso quello che internamente chiamiamo “Il progetto dell’anno”, una situazione didattica nuova che ha la finalità di individuare delle linee-guida in grado di funzionare come bussola per le successive programmazioni didattiche. Non si tratta, quindi, di una sperimentazione ma di un’attività di indagine il cui intento è di riflettere su alcune questioni educative al centro delle quali  vi è anche il tentativo di auto-osservarci nel nostro ruolo di educatrici. Quest’anno la nostra attenzione si è soffermata sul valore del gioco libero. Per gioco libero intendiamo la costruzione di un tempo e di un ambiente in cui i bambini possono  fare esperienza autonomamente con poche ed essenziali regole. Intendiamo la possibilità di scegliere liberamente il materiale, concentrarsi, fare da soli, sentirsi liberi di agire, di capire e dare un senso all’ambiente circostante. Il setting in psicomotricità, l’ambiente nell’approccio Montessori, ci sono sembrati alleati importanti in grado di predisporre i bambini, in un modo a loro più confacente, verso  esperienze multiformi di apprendimento e di scoperta. La possibilità di agire dona ai bambini una grande soddisfazione per la realizzazione autonoma del proprio desiderio. Lo spazio e gli oggetti diventano strumenti per comprendere il dialogo che i bambini mettono in atto con l’ambiente attraverso la percezione e la loro capacità di organizzarsi. L’adulto con il suo sguardo è presente, sostiene, incoraggia senza giudizio e da un senso a ciò che osserva.

Abbiamo, così, “stravolto” un angolo del nido e lo abbiamo attrezzato al fine di renderlo più auto-educativo possibile, che fosse dotato cioè di un carattere di libertà con un tappeto confortevole, scaffali aperti, tavolini e un materiale a disposizione.

I gruppi erano formati da 5 bambini al massimo, pochi e mirati stimoli e un linguaggio dell’adulto ridotto affinché fosse dato ampio spazio alla curiosità dei bambini e alla loro voglia di scoperta. Il materiale che abbiamo proposto era vario, strutturato e non strutturato, quotidiano ma abbinato ad altro meno quotidiano. E’ stato proposto sui dei vassoi e accostato da noi secondo alcuni criteri dettati dalla nostra esperienza; tuttavia i bambini erano liberi di fare personali accostamenti. Per favorire la concentrazione il materiale era proposto in un numero limitato di stimoli e rinnovato senza fretta. Bigodini e scovolini/ palline e portauova/ghiaccio, pinze, contenitori, spugne/segatura e tubi di diversa misura/ ciotole, siringhe, spugne, schiuma/gusci di noce e pasta di sale/acqua colorata, pipette, spugne/cestini e mollette/ farina gialla e pennelli ma anche materiale di scarti aziendali non tossici che si prestava a divenire un materiale didattico non strutturato. Nella parte iniziale del progetto si è puntato su un materiale che producesse esperienze di tipo tattile, man mano sostituito da un materiale che richiedeva un impegno più di tipo cognitivo: incastri solidi, infili e forme. Tuttavia a differenza del metodo montessoriano, abbiamo ritenuto di lasciare sugli scaffali materiali che offrissero diverse stimolazioni per peso, colore, suono e dimensione in quanto nello sviluppo normale, il bambino non acquisisce semplicemente uno stimolo dopo l'altro, ma li sovrappone e li integra.

 

 

 

 

 

Le domande di partenza che ci siamo poste sono state:

Il gioco libero, così come è stato definito in precedenza, genera apprendimento?

Un contesto di pochi stimoli e le caratteristiche dei materiali sollecitano l’attenzione e la concentrazione?

I materiali di gioco liberamente accessibili ai bambini stimolano la loro iniziativa accostando ordine e libertà?

Lo spazio delimitato da vassoi e dai tavolini permette una migliore identificazione dello spazio personale e un minor conflitto per il possesso degli oggetti?

 

 

 

 

Conclusioni

Il contesto che è stato proposto ai bambini era completamente nuovo: uso dei vassoi e dei tavolini,  modalità meno direttiva, ambiente predisponente al lavoro individuale e uso di un materiale che permetteva un’interazione diversa.

Quasi tutti i bambini hanno avuto bisogno di un tempo personale per adattarsi e molti di loro hanno ricercato nei pari una conferma osservandosi l’un l’altro e nell’imitazione. La loro innata curiosità ha spinto la maggior parte di loro a sperimentare. I bambini si sono mostrati più ricettivi verso il materiale in cui era possibile toccare, strofinare, bagnare, asciugare, verso cioè il materiale sensoriale. Pochi bambini hanno proceduto facendo prima domande e chiedendo aiuto mentre altri si sono calati nella situazione con immediatezza. 

Durante i tre mesi di Progetto abbiamo assistito alla diminuzione dei conflitti per l’appropriazione di un oggetto o di un materiale. Tra le poche regole vi era quella che se il materiale fosse stato impegnato da un bambino, o ci si orientava verso altro o si sarebbe dovuto attendere. Da questo punto di vista abbiamo osservato bambini, che in altri contesti si dimostravano impazienti, attendere tempi lunghissimi senza avanzar richieste. Nemmeno per il materiale più ricercato come acqua, farine, schiuma, si sono riscontrati conflitti, presenti per questa fascia d’età.

Questa modalità di presentazione, il materiale non strutturato e periodicamente rinnovato, la minima interferenza adulta hanno permesso l’incremento delle capacità di concentrazione, un’esplorazione più duratura dei materiali e soprattutto, una qualità di gioco migliore. Molti di loro, e in più occasioni, hanno sperimentato l’uso di oggetti in modo non convenzionale aprendosi a sperimentazioni creative e fantasiose. Alcuni tra gli oggetti più impegnativi  in termini di coordinazione oculo-manuale, ci sono sembrati molto graditi ai bambini mettendo in evidenza  che vi può essere un’ attività manuale abbinabile alla destrezza mentale senza che venga meno il piacere di esplorare, di approfondire e di incuriosirsi. Abbiamo osservato che i bambini amano impegnarsi.

L’uso dei vassoi e dei tavolini hanno favorito il riconoscimento di uno spazio proprio con dei confini ben riconoscibili e hanno contribuito ad assimilare un ordine favorendo l’incremento dell’attenzione sostenuta e dell’esplorazione. Non vi era una regola precisa verso il gioco individuale, di coppia o di gruppo ma è prevalso inizialmente un gioco individuale; solo quando questo è stato soddisfatto, per alcuni di loro, è stato possibile condividere in coppia o in piccolo gruppo in modo cooperativo e complementare. La loro libera scelta al lavoro individuale è stato per noi il dato più interessante e abbiamo compreso quanto possa essere faticoso per loro sostenere costantemente le dinamiche di gruppo.

Alcuni materiali non sono stato considerati dai bambini perché poco attrattivi o poco stimolanti. L’aspetto olfattivo è stato da noi troppo trascurato mentre il canale visivo eccessivamente sollecitato.

Alcuni materiali poco noti hanno spinto i bambini a provare e riprovare, secondo la nota formula per tentavi ed errori, ricercando progressivamente soluzioni creative e non convenzionali. Divertente è stata l’esplorazione delle siringhe e dei dosatori o del materiale degli scarti aziendali come i “grandi bigodini”. Laddove vi era l’uso dell’acqua o del ghiaccio abbiamo accostato delle spugne per rimediare autonomamente alla caduta involontaria dell’acqua. In alcuni casi la spugna diventava la vera protagonista dell’esplorazione. Per tutti è valsa la valorizzazione dell’esperienza secondo una modalità soggettiva.

Nonostante non vi fosse alcun divieto a cambiare gli accostamenti dei materiali, rarissimi sono stati i casi di mescolamento dei materiali dai diversi vassoi. Forse è prevalso l’ordine con cui venivano presentati.

In definitiva le nostre conclusioni, qui sintetizzate, sono state diverse e utilissime. Riteniamo che un ambiente preparato con i giusti stimoli e un ampio spazio al gioco libero favoriscano nei bambini l’acquisizione di autonomia e competenza e soprattutto a formare progressivamente un’immagine di sé positiva. E’ l’ambiente e le esperienze di dialogo con esso a formare in loro l’immagine di essere degli apprendisti attivi e capaci.  Il gioco è un bisogno innato che contribuisce fortemente alla formazione dell’identità ed a cercare risposte di senso verso ciò che li circonda ma la loro identità dipende da come è stato soddisfatto il loro bisogno di giocare e dallo sguardo dell’adulto che li osserva mentre giocano.

 

 

Le educatrici coinvolte nel progetto: Daniela, Julia, Silvia, Marina. Coordinatrice referente:  Giuliana.

I Bambini: Achille, Agnese, Alessandro M., Alessandro G., Alice, Carlo, Elisa, Emanuele, Emma, Enea, Ettore, Giacomo, Greta, Leonardo, Matteo, Mattia, Tommaso, Viola, Virginia e Vittoria

 

Giuliana Pagliccia

 

Co-coordinatrice della Tribù dei Chicchini, pedagogista e psicomotricista.